Nel 2019 insieme a SoundLab APS ho partecipato ad un bando finanziato da Fondazione Carisbo per concretizzare un’idea che ci macinava in testa da anni: dare vita ad un laboratorio fotografico permanente, gratuito, rivolto ai giovanissimi.
L’ambizioso progetto prevedeva l’acquisto di attrezzatura e la creazione di un network di giovani interessati al linguaggio delle immagini, che volessero intraprendere un percorso creativo con la guida di una figura che gravita da anni nel settore.
Il laboratorio si prefiggeva di fornire nozioni tecniche di base volte a rendere gli studenti liberi di esprimersi e consapevoli delle enormi potenzialità del mezzo. Partendo da questo presupposto si è cercato di mettere in evidenza il lato creativo e l'espressività di ogni partecipante e di realizzare uno spazio aperto al dialogo sul tema fotografico. Non sono mai stata convinta di riuscire ad insegnare qualcosa, ma ferma nel pensare che avrei potuto dare degli spunti ad appassionati che sono solo all’inizio.
Il primo incontro del laboratorio risale ad ottobre 2019. Qui un breve resoconto delle attività svolte.
Backstage foto ©Luca Tosetto
Percorso

Negli incontri iniziali abbiamo affrontato come primo tema quello della progettualità e di come sviluppare un'idea, di quanto un’opera possa diventare il racconto di emozioni ed esperienze di vita, intrecciandosi saldamente alle percezioni di chi crea l’immagine. Ho portato alcuni esempi di come molti autori, attraverso la fotografia, abbiano trattato questioni di carattere psicologico, come la depressione, o siano riusciti ad indagare la propria identità sessuale, o ancora ad affrontare temi dolorosi come la morte. Prendendo in considerazione quesiti e curiosità dei ragazzi si è discusso di un uso “consapevole” della luce. Ci siamo soffermati sulla relazione che esiste da sempre tra fotografia e pittura e le differenze sostanziali tra fotografia analogica e digitale. Siamo poi passati alla sperimentazione sul set (e montaggio dello stesso), sia in esterna che in studio. Infine ho chiesto loro di preparare una tavolozza d'ispirazione, con immagini, estratti musicali e video riguardanti il loro progetto fotografico concordato a lezione.
Da questo momento in poi siamo entrati nel vivo del laboratorio, ogni ragazzo ha avuto la possibilità, con attrezzatura professionale, di mettere in atto la sua idea. Abbiamo allestito il set in studio con luci ad-hoc, scattato e riguardato le immagini insieme per selezionare e ritoccare gli scatti più vicini al concetto da esprimere.
Purtroppo l’emergenza Covid ci ha colti alla sprovvista costringendoci ad interrompere gli incontri a fine febbraio, con ancora molta strada da percorrere.
Bisognava cambiare rotta e ripensare a come andare avanti nel nostro progetto. Pensai allora di assegnare un nuovo tema che ci coinvolgeva tutti: l'isolamento in quarantena. 
La reclusione dovuta all'emergenza ci ha dato l'opportunità di raccontare una storia unica, con la possibilità di sviluppare i contenuti più che la forma, di utilizzare qualsiasi mezzo pur di interpretare attraverso le immagini quella che era diventata una quotidianità distorta. Chi non ha avuto la possibilità di utilizzare una fotocamera ha scattato con un semplice smartphone, non aveva importanza. Rilevante era invece rispecchiarsi nelle immagini per proiettarsi di nuovo fuori, nel mondo. La fotografia come terapia, per esprimere ed alleviare dolori e paure in un momento di estrema difficoltà.
Alla consegna degli scatti, ho ritrovato nel lavoro dei ragazzi un approccio molto sensibile e delicato. Chi ha utilizzato il mezzo per lavorare su di sé con l'autoritratto, chi ha preferito avvalersi della fotografia per redigere un vero e proprio diario di quelle giornate oziose, chi ha provato ad abbattere i muri della solitudine fotografando sul terrazzo di casa o congelando attimi di una videochiamata alle amiche. 

Backstage foto ©Luca Tosetto

Un ringraziamento a Fondazione Carisbo e SoundLab APS per il supporto, i mezzi e gli spazi messi a nostra disposizione per le lezioni e gli incontri.
Ringrazio di cuore tutti i partecipanti coinvolti che con onestà hanno saputo raccontarsi, hanno avuto il coraggio di mettere a nudo paure e fragilità creando opere di grande intensità. Tutti hanno colto l'insegnamento principale del laboratorio: lavorare a qualcosa di unico con l'idea della progettualità, senza farsi abbindolare solo dall'estetica ma riempiendo questi fotogrammi di significato. Mi auguro che questo laboratorio abbia dato il via ad una lunga serie di sperimentazioni per loro.
Daniela Guccini
Con il contributo di:
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